Il libro nero sul Welfare

Dal 2007  ridotti drasticamente i fondi per le politiche sociali, familiari e giovanili; azzerati quelli per la non autosufficienza e l’inclusione degli immigrati..

Speriamo davvero che il nuovo Governo tecnico di Mario Monti cambi registro riguardo le politiche del welfare. Risanamento sì, ma senza cancellare il Welfare, facendo quadrare i conti ma non con tagli indiscriminati.  I nodi da affrontare con urgenza non sono solo quelli che riguardano i conti dello Stato, ma anche i 3 milioni di disoccupati, il progressivo impoverimento di fasce consistenti, e crescenti, di popolazione, l’iniqua distribuzione della ricchezza, l’abnorme evasione fiscale. Sono questi i veri ostacoli allo sviluppo sociale ed economico dell’Italia.

Tutti i dati profusi fino ad oggi dalle principali organizzazioni che studiano il nostro welfare, comunicano il progressivo aggravamento della situazione non solo in numeri ma anche per quanto riguarda le categorie.

Nel 2010 8 milioni e 272 mila persone erano povere (13,8%), contro i 7,810 milioni del 2009 (13,1%). Secondo i dati Istat (2011) il 2010 ha registrato un lieve incremento nel numero di famiglie in condizioni di povertà: si è passati da 2,657 milioni (10,8%) a 2,734 milioni (11%).
I più colpiti. Nel 2010 la povertà relativa è aumentata, rispetto all’anno precedente, tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9 al 29,9%), tra le famiglie monogenitoriali (dall’11,8 al 14,1%), tra i nuclei resi‐denti nel Mezzogiorno con tre o più figli minori (dal 36,7 al 47,3%) e tra le famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro (dal 13,7 al 17,1%). Ma la povertà è aumen‐tata anche tra le famiglie che hanno come persona di riferimento un lavoratore autonomo (dal 6,2 al 7,8%) o con un titolo di studio medio‐alto (dal 4,8 al 5,6%). Per queste ultime è aumentata anche la povertà asso‐luta, passando dall’1,7 al 2,1%.
La povertà colpisce con particolare violenza le famiglie numerose, con più di due figli. Senza un adeguato sostegno, le famiglie non saranno incentivate a fare figli e le riper‐cussioni a livello demografico saranno pesanti. Tuttavia, nel bilancio di previsione dello stato per gli anni 2010‐2013, il Fondo per le politiche della famiglia registra i seguenti decrementi: 185,3 mi‐lioni di euro nel 2010, 51,5 milioni nel 2011, 52,5 milioni nel 2010 e 31,4 milioni nel 2013.

http://www.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/libri_2011/rapportopoverta_2011/sintesi_rapportopoverta2011.pdf

Chi ha causato oggi la crisi, sono gli stessi che ci chiedono lacrime e sangue per il futuro.

E sul disastro del Welfare italiano, è stato pubblicato anche un Libro nero. 

http://www.sbilanciamoci.org/2011/10/libro-nero-sul-welfare-italiano/

Il documento (un vero e proprio dossier, ricco di dati e informazioni dettagliate) porta il sottotitolo Come il Governo italiano – con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale – sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il testo, infatti, analizza nel dettaglio i tagli al sociale e alla sanità previsti nella legge di stabilità e nelle manovre correttive del 2011, valuta gli impatti dei tagli sugli enti locali e i servizi ai cittadini, esamina la delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale.
Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Il fondo più importante, quello per le Politiche sociali, passerebbe da 1 miliardo a 45 milioni di euro. Il fondo Politiche per la famiglia da 220 milioni a 31. Azzerati il fondo per la non autosufficienza e quello per l’inclusione degli immigrati. Il fondo per le politiche giovanili verrebbe ridotto dai 130 milioni del 2007 agli 11 previsti per il 2013. Il fondo per le pari opportunità da 50 a 17 milioni. Anche il Fondo per l’Infanzia e l’Adolescenza perde qualcosa, passando da 44 a 40 milioni.
E’ fondamentale la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, che determinano i diritti esigibili e dunque i servizi che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale; aumentare la dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali; introdurre il Reddito minimo di inserimento (2 miliardi di euro); stanziare un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012; istituire un fondo di 800 milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari; prevedere uno stanziamento di 200 milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300 milioni aggiuntivi per il canone agevolato; alzare dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300 milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza.
Riprendo le proposte della campagna 2I diritti alzano la voce” per finanziare le proposte sopradette.
Queste e altre proposte andranno finanziate attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan, la rinuncia al programma di produzione di 131 cacciabombardieri F35 (il che libererebbe 583 milioni subito, per il 2012).

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