Impronta ecologica e luoghi di lavoro

Da qualche tempo ho posto l’attenzione alla cosi detta “responsabilità ambientale” dove da tempo si  parla di “impronta ecologica” (un indice statistico utilizzato per misurarela richiesta umana nei confronti della natura. Essa mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della terra di rigenerarle).

Le organizzazioni che intendono avviarsi in questo percorso, devono necessariamente avviare alcune iniziative. Molti possono essere i temi come a riguardo dell’eliminazione di alcuni rifiuti che non solo possono portare un minor quantitativo di rifiuti, ma anche un buon risparmio economico.

Eliminare il più possibile le bottiglie di plastica sostituendole con distributori di acqua alla limitazione del materiale monouso.

Tutto questo dovrebbe portare a dei buoni risultati sia organizzativi che economici con un notevole miglioramento della propria impronta ecologica.

In merito a questo, un altro aspetto importante riguarda poi la complessa tematica dell’adozione di stili di vita più rispettosi dell’ambiente che coinvolge ognuno di noi.

Non c’è dubbio che molti impatti ambientali si siano spostati dai luoghi di produzione ai luoghi del consumo.

Nella produzione dei rifiuti, nei consumi di energia, nei consumi di acqua, nei consumi di materie assistiamo a una crescita graduale e costante dei livelli pro-capite; la nostra “impronta ecologica” sta crescendo in modo preoccupante.

I cambiamenti della sfera del comportamento delle persone, a casa e nei luoghi di lavoro, rappresentano non solo un aspetto ineludibile delle politiche ambientali ma anche una chiave di volta del processo di trasformazione ecologica della società.

Secondo me il mondo del lavoro e quindi delle organizzazioni, può dare un contributo importante.

I cambiamenti di comportamento sul posto di lavoro vanno ad esempio tradotti in un sistema condiviso di un uso corretto delle attrezzature elettriche ed elettroniche (computer, fotocopiatrici, stampanti), nel risparmio energetico, nella riduzione dell’uso della carta  e nel suo uso efficiente con gesti molto semplici (almeno fronte retro ed utilizzo di carta da riuso o riciclo), nella raccolta differenziata dei rifiuti, nel superamento dei prodotti usa e getta, nell’acquisto di prodotti verdi. (i cosi detti “green procurement” un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili, cioè “quei prodotti e servizi che hanno un minore, ovvero un ridotto, effetto sulla salute umana e sull’ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo”).

La protezione dell’ambiente non deve continuare ad essere vissuta come qualche cosa di vessatorio, una limitazione della sfera delle libertà individuali a favore di un obiettivo intangibile ed indimostrabile di miglioramento ambientale.

Occorre in tutti noi, un radicale ribaltamento di prospettiva se si vuole evitare che l’adozione di obiettivi ambientali sempre più precisi e stringenti venga letto come una graduale perdita di libertà della sfera personale.

Occorre che le organizzazioni si impegnino nel comunicare il contrario e che in questa direzione la funzione delle risorse umane è cruciale se non si vogliono relegare gli elementi di protezione ambientale ad una mera dimensione tecnica, che pure è importante, ma che prevede in ogni caso un’interazione col personale.

Il nesso tra risorse umane e ambiente va giocato su un piano non banale: quello della coesione interna, dalla motivazione, dall’etica nello svolgimento delle funzioni.

Una forte attenzione all’ambiente, senza alcuna distinzione gerarchica, vuol dire innanzitutto rispetto per gli altri, reciprocità, consapevolezza del bene comune, lavoro di gruppo verso un obiettivo comune, interazione e competizione solidale.

La questione ambientale rappresenta quindi un’efficace metafora per rafforzare il clima interno e sviluppare valori positivi interni importanti per la nostra azienda che per ogni singolo Operatore.

Inoltre è potrebbe utilizzare la protezione dell’ambiente in maniera premiante e incentivante, magari attraverso l’inserimento di punteggi specifici negli obiettivi che ciascuno di noi o un gruppo può raggiungere a fine anno, oppure nei sistemi di valutazione.

Infine un ultimo rilevante aspetto, quello della coerenza.

Non esiste nulla di più mortificante che impegnarsi per ridurre gli impatti sull’ambiente e vedere contemporaneamente i propri colleghi interpretare tutto questo connesso alla “libertà dal rispettare l’ambiente”; il processo di consapevolezza ambientale di una organizzazione e di coloro che ne fanno parte passa infatti per una stretta correlazione tra responsabilità e libertà, tra obiettivi locali ed obiettivi globali, tra profitti aziendali e tutela del pianeta.

La tutela dell’ambiente è quindi un obbligo morale al quale non dobbiamo e possiamo sottrarci.

Da prendere in considerazione ed è importante  il nostro impegno quotidiano perché la tutela di “sorella natura” parte non da non aspettare sempre  gli altri, ma di iniziare dai nostri stessi.

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