Volontariato – troppa conflittualità interna

Riporto per intero un interessante articolo apparso su Redattore Sociale edizione Toscana.

Credo che l’argomento sia molto attuale e pregnante anche con l’attività di fundraiser.

Aspetto i vostri commenti

 Nel mondo del volontariato ci sono troppe conflittualità interne. C’è innanzitutto troppo individualismo, c’è la tendenza a creare sottogruppi in divergenza col gruppo dirigente e ci sono spesso scontri generazionali tra le fazioni più giovani e quelle più vecchie. E infine, le divergenze con le istituzioni, che spesso sono restie allo stanziamento di fondi. E’ quanto emerge dalla ricerca promossa dal Cesvot sul valore sociale prodotto dalle associazioni di volontariato e contenuta nel ‘Quaderno’ numero 58 dell’associazione, appena pubblicato.

“La conflittualità – si legge nella ricerca, che ha coinvolto associazioni campione sparse sul territorio italiano – è sempre stata presente nel mondo del volontariato, soprattutto in riferimento alle differenti identità che compongono quest’universo, che spesso contribuiscono a renderlo un sistema frammentato. Nel mondo sociale tutti sono portatori di una loro soggettività, di una loro individualità forte. Il mondo del volontariato è fatto così: la frammentazione del mondo del volontariato è dovuta anche a questo: ognuno pensa che il bisogno con cui è in relazione è il bisogno più importante del mondo: per questo esistono milioni di associazioni sulla disabilità”.

“Nelle associazioni – spiega la ricerca – i conflitti maggiori si scatenano fondamentalmente per la mancata condivisione da parte di tutte le componenti della mission associativa. All’interno di quello che dovrebbe essere un gruppo coeso si creano delle fratture che mirano a far emergere dei sottogruppi con identità proprie, che rivendicano una loro visione autonoma rispetto alle linee politiche: sono forme di conflittualità non legate a un tema specifico, ma alla composizione stessa del gruppo, e diversi intervistati le descrivono come veri e propri conflitti di anime differenti all’interno dello stesso corpo associativo. Nei casi estremi, queste fratture non si riescono a risolvere con una ricomposizione che rispetti contemporaneamente le differenti componenti e l’identità dell’associazione, e questo in qualche caso porta i gruppi a fuoriuscire dall’associazione di provenienza per costituire nuovi soggetti associativi”.

Vi è un altro aspetto, sempre legato alla conflittualità, che ricorre nelle interviste, soprattutto per alcune categorie di associazioni: lo scontro generazionale, non solo in termini anagrafici, ma anche nell’accezione di ‘anzianità’ rispetto al ruolo assunto all’interno dell’organizzazione. “In alcuni casi – si legge nella ricerca – la conflittualità nasce da una scarsa apertura verso le nuove generazioni, che vengono viste come un pericolo”.
Infine, “un ulteriore livello di conflittualità si rintraccia nel rapporto con le istituzioni, sia a livello locale che a livello nazionale. La problematica che viene evidenziata maggiormente nel rapporto col pubblico riguarda le risorse economiche e le tempistiche connesse ad esse. Difficilmente le istituzioni vanno al di là, secondo gli intervistati, di una generica manifestazione d’interesse nel supporto all’associazione, soprattutto per quelle associazioni che non godono di convenzioni già strutturate con l’ente pubblico”.

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