Scelte etiche e valori, per me nuovo fundraiser

Entrando sempre di più nella professione del fundraiser, oltre alla formazione tecnica, mi sono chiesto in che modo mi approcciavo a questa nuova  professione, quali erano le mie motivazioni. Non è una domanda banale perchè credo che ogni persona porti tutto se stesso anche dentro il proprio lavoro e ne condizioni l’operato nel bene e nel male: i vissuti, gli ideali, i propri valori etc. Avevo la consapevolezza che il mio cammino personale, del tutto particolare, potesse in qualche maniera condizionarmi e così in parte è stato all’inizio. La mia allergia a sentir parlare nel mondo no profit di, marketing, immagine etc. ha dovuto, lasciare il passo necessariamente alla presa di coscienza che tutte questi elementi oggi, nella professione del fundraiser e nel mondo dl terzo settore, sono più che mai necessari. Rimaneva però la mia preoccupazione di come, in qualche maniera, potevo lasciare intatti i miei valori che sono e rimangono le fondamenta della mia scelta di lavorare nel settore dei sevizi alla persona. Pensare che la povertà non è mai il frutto del caso ma di meccanismi ben precisi che la favoriscono e quindi la necessità di non intervenire solo sugli effetti ma sopratutto sulle cause, la necessità di scelte etiche (emblematica la decisione dell’azienda Morellato di non accettare una possibile fornitura a Finmeccanica) erano e sono elementi a cui non posso e non intendo rinunciare. 

Mi è venuto incontro una bella intervista di  ASSIF a Mario Panzetti fundraiser dell Comunità Papa Giovanni XXIII e  vincitore del premio Fundraiser dell’anno 2012.

In un brano di questa intervista ho trovato la sintesi di quello che cercavo e la voglio condividere.

Per quello che vedo oggi, in mezzo a tanti cambiamenti e momenti di crisi, le crisi ci spingono probabilmente ad apportare dei cambiamenti o comunque a cambiare direzione e prepararsi al nuovo. Per quello che riguarda oggi credo che la necessità sia quella di essere una persona che ha un forte fondamento etico, una coesione forte con la causa che rappresenta e una conoscenza approfondita per quanto possibile, abbia la capacità tecnica di poter immaginare cosa vuol dire fare la raccolta fondi ma deve avere la profonda consapevolezza che per fare raccolta fondi bisogna fare comunicazione. Fare comunicazione di tipo sociale vuol dire assumersi la responsabilità sempre e comunque di saper investire prima di tutto per cambiare le coscienze, quello è l’investimento più grande. Noi non possiamo solamente raccogliere fondi necessari per cambiare probabilmente i destini di una parte di umanità, noi dobbiamo cambiare le coscienze della gente affinché noi realizziamo quel concetto di restituzione. Noi stiamo lavorando non per raccogliere fondi ma per favorire la restituzione nei confronti di chi in qualche maniera ha avuto delle ingiustizie. E dobbiamo lavorare per la rimozione di tutte le cause che producono ingiustizie. 

Leggendo questo brano mi è tornato alla mente una frase di Don Lorenzo Milani….quello che abbiamo in più non è nostro ma è dei poveri

Ecco, la ricerca fondi per me deve contribuire a cambiare le coscienze ma anche ristabilire un certo equilibrio.

Voi che ne pensate?

Intervista a Marco Panzetti

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