Il peso delle parole

Immigrato

 

Le parole pesano?

Su una ipotetica bilancia proviamo a pesarle, in senso positivo o negativo?

Strumento di racconto o di diffamazione?

Parola amica o nemica?

Industria della Carità – Fabbrica del Bene

La parola industria ricorda un po’ la catena di montaggio, la parola carità ci fa pensare alla elemosina davanti alla porta della Chiesa, quindi qualcosa di automatico che produce senza preoccuparsi troppo del destinatario del prodotto, comunica senso di sfruttamento; Fabbrica ci porta invece alla mente un luogo dove si costruisce qualcosa: il bene, bene comune, bene per gli altri, da il senso di aiuto concreto.

Razzismo al contrario

Ultimamente lo si trova spesso negli articoli dei giornali, quando si parla della reazione di cittadini che si sentono non aiutati dal proprio Stato rispetto agli aiuti che vengono prodigati ai rifugiati di guerra, ai migranti che sbarcano sulle nostre coste; il razzismo non è un vettore, il razzismo ha un senso unico, discriminazione verso  qualcuno che non ha lo stesso tuo colore di pelle, la tua nazionalità, se l’uomo bianco discrimina il nero, se l’uomo nero discrimina  il bianco, è razzismo, punto.

Clandestino – Migrante

Anche qui i giornali contribuiscono molto, clandestini per definire persone che fuggono da paesi in guerra, definizione: “persone che non hanno documenti di viaggio” stai a vedere che possiamo incriminare per evasione fiscale coloro che organizzano i barconi della morte, non emettono documenti di viaggio, non dichiarano gli incassi, non versano l’iva… Migrante, definizione “chi si sposta, viaggia” impatto diverso no?

Extra-comunitario (Svizzera e Stati Uniti compresi eh!)

La definizione stretta si riferisce a coloro che provengono da Paesi non appartenenti all’Unione (economica) europea, bene, allora anche il Presidente Obama è extra comunitario, ma nessun giornale scriverebbe l’extra comunitario Barak Obama in visita … oppure ha detto… “ rischierebbe il linciaggio mediatico… , definizione allargata: coloro che vengono in Italia o in altri paesi europei per sopravvivere e sfuggire a morte, desolazione, criminalità, miseria.

Diversamente abili, nano, ballerine,  baby prostitute, orango,  cerebroleso …

Risulta chiaro e incontrovertibile quanto importanti siamo le parole che usiamo quando scriviamo, parliamo.
Per chi si occupa di comunicazione ma anche no, ricorderete questa scena del film…

Il Dubbio parole, come piume disperse nel vento.

La parola come strumento per educare, raccontare, spiegare, diffondere, amare; la parola che diventa strumento, amica, quando esprimiamo un pensiero, scriviamo una lettera, la parola sia accoglienza, chiarezza, insegnamento e non pettegolezzo, offesa, recuperiamo il valore positivo della parola, senza offendere, anche se è più facile, se attira consensi, la parola negativa si diffonde rapidamente ma crea danni e “sdogana” situazioni che sarebbero da condannare e poi diventano la normalità, un segnale? Offese, insulti senza più alcun filtro, solo sfogo? No non solo, è diventato normale mancare di rispetto, da qui a passi successivi ben più gravi è il rischio sempre più concreto che stiamo correndo.

Questi sono solo alcuni esempi, i più recenti, i più visibili, ne avete altri da segnalare? Ricostruiamo un vocabolario del bene…

 Daniela Motti

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