5 per mille anzi 0,50 per cento

5x1000

La relazione della Corte dei Conti sulla destinazione e gestione del 5 per mille ha dato una poderosa bacchettata alla politica, così si intitolava il nostro precedente post sull’argomento. Il Mensile Vita aveva anticipato già a dicembre la notizia e la pubblicazione a gennaio della relazione completa.

Un documento che definire completo è poco (122 pagine), c’è la storia del 5 per mille, le prese in giro, le promesse ed è una analisi approfondita, puntuale, documentata, grazie anche al contributo fornito da Assif, Convol, CSVNet, Forum terzo settore e Istituto Italiano Donazione.

Lo stupore è anche il basso impatto che ha avuto la relazione su giornali e media, le accuse sono pesanti e dettagliate.

Di che numeri si parla?

 

Riepilogo dal 2006 al 2011 – scelte ed importi attribuiti e liquidati:

Topdoc1-001-001

La differenza fra Euro 2.528.413.826,26 e Euro 2.330.590.361,97 è quanto non è stato distribuito a causa del tetto imposto; Tetto contestato dalla Corte dei Conti e dalle organizzazioni.

 Alcune curiosità:

Fra i paesi Europei che hanno adottato leggi one percent law solo Italia e Slovenia hanno la percentuale dell’0,50% negli altri Paesi si va dall’1,0 – 1,5 – 2,0 %.

Fra gli ammessi anche le Fondazioni di tendenza politica (pagina 20 della relazione) Fondazione Liberal, Fondazione Italianieuropei, Fondazione Nuova Italia, Fondazione Magna Carta, Fondazione Milan, alcune iscritte negli enti della ricerca scientifica,  altre iscritte all’Anagrafe delle onlus.

Tanti gli Enti coinvolti nei controlli, tante le proroghe, reiterate pubblicazioni di nuovi elenchi;  c’è chi si deve iscrivere ogni anno e chi no, la molteplicità degli enti coinvolti comporta che in caso diniego risulta difficile capire a chi rivolgersi, controlli pochi, numero elevato di organizzazioni iscritte, alcune non hanno ricevuto neanche una scelta;

Numero dei contribuenti in crescita, da 13 milioni nel 2006 a quasi 17 milioni nel 2011, in crescita anche le scelte espresse, in diminuzione costante le scelte generiche (non indicano il codice fiscale dell’ente prescelto);

Oltre il 90% delle scelte espresse nel volontariato, due terzi nella ricerca, circa metà nella ricerca sanitaria.

I Comuni ammessi nel 2006, estromessi nel 2007 e 2008, riammessi nel 2009, hanno perso quasi 2/3 degli optanti.

La Corte dei conti riporta, aggregati, i primi 40 beneficiari assoluti per gli anni 2006-2011, l’Agenzia delle Entrate si limita a mettere in rete i dati, peccando di trasparenza, senza contare che gli enti beneficiari non possono ottenere i nomi degli optanti, cioè di coloro che hanno firmato la destinazione a loro favore, impedendo di ringraziare, rendicontare e costruire un rapporto con il donatore, prima regola ben nota a chi si occupa di raccolta fondi; si rischia di svilire e rendere il 5×1000 solo un questione di cassa, il capitale relazionale, il radicamento territoriale sono fondamentali tanto quanto i fondi raccolti.

Risulta disincentivata la comunicazione della scelta se il contribuente non presenta la dichiarazione dei redditi o il modello 730, (principalmente a basso reddito), il programma di scelta messo a punto dalla Agenzia delle Entrate obbliga il ricorso ad un intermediario telematico (caf, banche, commercialista).

Il conflitto di interessi di molti CAF, molti di questi sono collegati a soggetti potenziali beneficiari, tant’è che l’Agenzia ha sensibilizzato i CAF ad astenersi dal porre in essere qualsiasi forma di interferenza nel processo decisionale del contribuente.

Gli Enti di maggiori dimensioni riescono ad attrarre anche contribuenti più facoltosi, hanno un poter di fuoco mediatico e possono permettersi di fare campagne  più diffuse rispetto alle piccole organizzazioni.

Da una indagine del 2010, in base ad un campione analizzato, l’81% dei beneficiari indica che il 5×1000 incide sui bilanci 2009 tra l’1% e il 14%, il 19% dichiara che l’incidenza supera il 15%, solo il 2% dichiara che l’incidenza supera il 50%, ad esempio AIRC (Assif, Convol, CSVNet, Forum Terzo Settore, IID)

Guardando i dati aggregati dei primi 40 beneficiari assoluti si va da una media di destinazione irpef dello 0,5% per contribuente di 32,9 euro per AIRC, 28,7 euro per Emergency, 26,0 euro per LAV, 40,9 euro per il Centro Oncologico di Aviano, 22,8 per centro pediatrico Meyer; un reddito di 30 mila euro lordi, con irpef pari a 6900 euro circa, con detrazioni normali, single, lo 0,50% ammonta a 34 euro (dati ricavati dalla tabella anno 2011 pagina 77 della relazione)

A questo punto un dubbio e una provocazione: ma siamo sicuri che per le piccole organizzazioni valga la pena spendere tante energie per raccogliere lo 0,50% dell’IRPEF?

Daniela Motti

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