Cooperazione

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Vogliamo raccontare storie di condivisione, idee, progetti

I racconti dei volontari, degli operatori, le storie di chi dai media tradizionali è trascurato perchè la cooperazione più in voga è quella militare.

Partiamo con Daniele Imperato che condivide con noi di Welfareweb la sua esperienza africana in Ghana, Togo e Benin.

Daniele è un operatore sociale che ha scelto di fare questa esperienza dopo che ha lasciato il suo lavoro di precario presso una struttura per disabili gravi.

Grazie Daniele per la tua testimonianza di vita che vale più di tante parole.

daniele imperato

 

Sapete perché i bambini in Africa sorridono ?

Perché il sorriso non si compra; quello viene dal cuore!

Dal Giorno del mio rientro non ho fatto altro che maturare sempre più l’idea e l’intenzione di voler raccontare la mia esperienza, di voler parlare di un paese come l’Africa sotto i più svariati punti di vista; di cosa è in grado di trasmettere questa Terra nei cambiamenti, modi di essere, emozioni e fascino ad un ragazzo occidentale come me ! Non sarà facile raccontarvi il mio viaggio in poche parole visti i molteplici aspetti che contiene, ma ciò che spero di ottenere è riuscire a suscitare il vostro interesse e suggestione nel leggere la mia esperienza di vita in questa parte di Africa così affascinante quanto dimenticata.

Il mio viaggio in Ghana, Togo, Benin, non era finalizzato a visitare luoghi, ma ad incontrare etnie e tribù che vivono in quei territori. Ho così percorso quasi 3342 km su strade per la maggior parte mal asfaltate o in terra battuta ed ho notato alcune diversità fra questi Paesi.

In Ghana (ex Costa d’oro, ex colonia inglese e primo stato africano a rendersi indipendente) ho visto molte scuole, coltivazioni intensive specialmente di cacao e manioca; negli altri due stati, ex colonie francesi, dove la lingua ufficiale è ancora il francese, mi è sembrato di vedere più miseria, poche scuole e molta carenza di energia elettrica. Questo mio pensiero è stato confermato dalla nostra guida, un Ghanese, il quale diceva che le cose funzionano meglio in Ghana, in particolare per quanto riguarda scuola e sanità, tant’è che i Togolesi più benestanti vanno a curarsi nelle strutture ghanesi

Ma ritorniamo al viaggio: Accra, la capitale del Ghana con circa 2 milioni e mezzo di abitanti mi si presenta con un traffico caotico di biciclette, motorini, carretti, auto scassate e camioncini sgangherati il tutto in un concerto assordante di clacson; qui tutta la vita sociale ed economica si svolge sulla strada, dove è possibile trovare di tutto, perfino casse da morto a volte dalle forme bizzarre.

Il giorno dopo parto, attraverso un paesaggio di colline e foreste, alla volta di Elmina. Questa cittadina, assieme a Cape Coast, è tristemente famosa per il suo castello-fortezza costruito dai Portoghesi, e poi usato anche dai Francesi e dagli Inglesi e che serviva come base per la tratta degli schiavi. Qui venivano imprigionati i neri destinati alla deportazione e quelle stanze divise per uomini e donne, le celle per i riottosi, le segrete, le ampie stanze per le truppe e il lussuoso appartamento per il governatore di turno  evocano l’orrore della prigione e la crudeltà dei carcerieri. Bella la cittadina di Elmina, un tipico porto di pesca con centinaia di piroghe colorate.

Proseguo poi per Kumasi, che è considerata la capitale degli Ashanti, numeroso e ricco popolo, ben integrato nella vita del Paese. Qui ho visitato il palazzo del re ed il relativo museo, che conserva una ricchissima collezione di gioielli ed insegne reali in oro massiccio. Nel pomeriggio ho assistito, nel palazzo reale, ad una festa “akwasdae”, cioè un’uscita pubblica del sovrano che avviene ogni 42 giorni. Sotto un ombrello colorato, portato dai sudditi, arriva il re, vestito di stoffe preziose e adornato di antichi gioielli d’oro e si siede sul trono; segue poi una cerimonia alla quale intervengono numerosi rappresentanti: dai dignitari, alle autorità civili del governo ghanese a quelle religiose, compreso il nunzio apostolico.

Il giorno dopo, cambiando totalmente registro, partecipo ad un funerale ashanti; a questa cerimonia assistono alcune centinaia di persone che sfoggiano dei bellissimi costumi tradizionali rigorosamente neri e rossi. Il rito, che avviene mesi dopo il decesso e la sepoltura è un evento festoso e segna il passaggio del defunto tra gli avi.

Sono entrato in questo grande cortile e per prima cosa, io e i miei compagni di viaggio, abbiamo stretto, in segno di partecipazione, la mano ai familiari. Successivamente, al ritmo di musiche e danze tradizionali, gli ospiti presentano le loro offerte alla famiglia del defunto, che in questo caso, era una donna morta 4 mesi prima.

Dopo questo bagno di folla, proseguo il viaggio verso Nord e il paesaggio muta e da foresta diventa, a poco a poco, savana; costeggio il lago Volta ed incontro dei minuscoli villaggi, dalle belle capanne d’argilla appartenenti alla etnia Gondja.

Entriamo in Togo lungo un percorso di strade sterrate tra i villaggi dei Tata Tamberna con le caratteristiche case fatte di fango.

I loro villaggi si caratterizzano per la numerosa presenza di case rotonde con i tetti di paglia. Gli abitanti, dediti all’agricoltura, condividono questi territori con altri gruppi. In uno dei loro villaggi ho visto raggruppate delle donne sulle quali pesava l’accusa di stregoneria e solo il capovillaggio, una specie di santone può decidere quando liberarle da questo malocchio.

Siamo a Kara ove si svolge l’annuale festa di Evale con la finale delle gare di lotta, alla presenza di autorità locali. Proseguiamo per Sokodè ed entriamo in Benin attraveso un fantomatico posto di frontiera a Dantcho dirigendosi verso Abomey, con il palazzo reale dai muri decorati con bassorilievi policromi e attuale sede del museo, che conserva documenti oggetti rituali, gioielli e armi appartenuti a un’importante monarchia negriera.  Il colore della terra in questa zona è di un caldo rosso intenso , tanto da confondersi con il marrone.

Proseguiamo verso sud e a Calavi ci imbarchiamo su piroghe per visitare Ganviè, la più grande e suggestiva città su palafitte del continente africano. Costruita nel centro del lago Nokwe. I suoi abitanti, gli Aizo trascorrono la loro giornata in piroga pescando e spostandosi da una parte all’altra del lago. ( Spettacolare !! ). Raggiungiamo Cotonou e siamo sulla costa del golfo di guinea, che seguiremo lungo la route des pecheurs sino a Ouidah dove  abbiamo visitato Lomè la capitale del Togo: una città moderna e vivace che ha saputo mantenere il suo carattere africano. La più nota curiosità è il mercato dei feticci.

Nota rilevante dell’intero viaggio è stata la presenza dei bambini che improvvisamente mi hanno chiarito il segreto del loro silenzio gioioso. In Africa i bambini sono ovunque ed era piuttosto evidente che vedendoci bianchi ci chiedessero denaro. Tenendo presente che il denaro datogli poteva diventare una fonte di reddito per le famiglie locali che spinte, da gravi difficoltà avrebbero preferito lasciare i figli per strada ad accattonare piuttosto che mandarli a scuola, le nostre donazioni sono state pertanto da turisti responsabili : tantissimi vestiti e materiale scolastico, incentivando pertanto un reale contributo al loro futuro.

Sapete perché i bambini in Africa sorridono ? Perché il sorriso non si compra, quello viene dal cuore.

E’ stato un viaggio di grande interesse ambientale verso un’Africa ancora relativamente poco conosciuta, che vive soprattutto di atmosfere e sensazioni, con l’immersione in una realtà tanto diversa dalla nostra, i continui contatti con la gente, sempre disponibile e desiderosa di comunicare ed i frequenti incontri di feste e cerimonie alle quali si è sempre i benvenuti.

Una grandissima esperienza intensa, di grande crescita e arricchimento reciproco.

 

Daniele Imperato

https://www.facebook.com/daniele.imperato?fref=ts

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